Più armi che scuole.
Qualcuno smilitarizzi il Recovery plan
• I progetti arrivati dai ministeri per l’elaborazione del Recovery plan
svelano che la scuola trova poco spazio, mentre dietro le espressioni
“sostenibilità” e “transizione verde” si nasconde l’ampliamento dell’industria
bellica.
• Il ministero dello Sviluppo economico ad esempio classifica la sua richiesta
per potenziare la «filiera industriale aerospaziale e della difesa» sotto
l’etichetta «industria sostenibile».
• Con 12,5 miliardi, pari al costo per l’impiego annuale di 300mila insegnanti,
potremmo risolvere i problemi urgenti della scuola italiana. Ma per il governo
la priorità è produrre aerei di attacco.
Doveva essere un Recovery plan incentrato su scuola, sanità e sfida ai
cambiamenti climatici, ma rischia di diventare il Piano per la competitività
del sistema produttivo. Armi comprese.
Eclatante il caso del ministero dello Sviluppo economico che classifica la sua
mega richiesta per potenziare la «filiera industriale aerospaziale e della
difesa» - compresi i velivoli di attacco - sotto l’etichetta «industria
sostenibile».
In pratica il dicastero di Stefano Patuanelli chiede 25 miliardi (ridotti a
12,5 nel documento del 27 agosto) per “consentire al comparto un salto
tecnologico nella ricerca, nell’innovazione e nella costruzione di piattaforme
duali ad elevatissime prestazioni, con ridotto impatto ambientale, totale
sicurezza cyber ed innovazione digitale: elicotteri di nuova generazione
FVL, aerei di sesta generazione, tecnologia sottomarina avanzata, tecnologia
unmanned intersettoriale, I.A., navi”. Ovvero, secondo la Rivista italiana
difesa: i cacciabombardieri multiruolo TEMPEST, i sottomarini U-212 NFS, le
nuove unità anfibie, i nuovi cacciatorpediniere e gli elicotteri di nuova generazione
FVL, «una sorta di F-35 ad ala rotante». Chi già faticava a digerire la
mancata sospensione dell’acquisto dei cacciabombardieri della Lockheed Martin
malgrado la crisi economica e l’emergenza sanitaria, rischia ora di dover
ingoiare anche l’acquisizione dei suoi “fratelli” ad ala rotante. Addirittura
con i soldi del Recovery. Che sarebbero dirottati dal MISE anche su Tecnologie
emergenti e Space Economy.
Settembre 2020